Un Borgo misterioso

Violente battaglie e delitti passionali, brama di potere e inquietanti fatti soprannaturali ordono l’intricata trama della storia di Rivalta.

Già Neanderthal e Sapiens, contendendosi questo meraviglioso sito, disseminarono il terreno dei resti dei loro sanguinosi scontri.

Con un’ubicazione eminentemente strategica il possesso del luogo permetteva di controllare l’imboccatura della Val Trebbia, naturale varco fra la Pianura Padana e il mar Tirreno e da lì l’intero Mediterraneo. La bramosia di potere e di controllo di merci e informazioni segnò la storia di questo borgo.

I Romani per primi vi costruirono un accampamento fortificato con torre di avvistamento e da quel momento spietate lotte e intrighi costituirono la principale attività locale. Nell’anno domini 218 il Console romano Tiberio Sempronio Longo vi affrontò Magone, fratello di Annibale il Cartaginese (Prima battaglia del Trebbia). Nell’889 Guido II di Spoleto, sconfiggendo a Rivalta l’Imperatore Berengario, si assicurò il controllo di tutta l’Italia settentrionale.

Nel 1025 fu costruito il primo castello su un’alta scarpata presso le rive del Trebbia (da qui il nome Rivalta, ripa alta in latino), castello che presto si tramutò in un villaggio fortificato perfettamente autosufficiente con torre di guardia. Da quel momento esso non cessò di passare cruentemente di mano in mano. La famiglia Malaspina,la Curia piacentina poi i Visconti, i Farnese, i Ghibellini, i Landi, gli spagnoli, i francesi, gli austriaci si succedettero nel controllo della piazzaforte. Memorabile fu il terribile sacco del castello del 1746 quando esso fu depredato da 6000 soldati austriaci che furenti non mancarono di trucidarne gli occupanti (Terza battaglia del Trebbia).

Ci incombe ora, ad esempio della sua fama, di rammentare alcuni fra i numerosi e truculenti episodi che ospitò il castello: Nel 1322 Galeazzo I Visconti, lubrico signore di Piacenza, cercò con uno stratagemma di violentare Ermellina Bagarotti detta Bianchina, dama di straordinaria bellezza e personalità nonché moglie di Obizzo Landi di Cerreto detto il Verzuso, feudatario del Visconti e signore del castello di Rivalta. Tuttavia la scaltra dama Bianchina, usa agli intrighi di palazzo, riuscì a sottrarsi allo stupro. Galeazzo, furente per il desiderio disatteso e l’onta subita, attaccò allora il castello alla testa delle sue truppe. Dopo 11 mesi di cruento assedio e centinaia di morti Galeazzo conquistò il castello ma il Verzuso e Bianchina riuscirono fortunosamente a scappare. Alcuni mesi dopo il Verzuso tornò in forze a Rivalta e riuscì a sconfiggere e trucidare Galeazzo diventando signore di Piacenza. All’inizio del XIX secolo la proprietà del castello si trovò contesa fra due fratelli, Pietro Zanardi Landi e Galvano Landi. La disputa si concluse con il crudele assassinio di Pietro. Lo spirito di costui, avido di vendetta, si tramutò in spettro e terrorizzò gli abitanti del castello fino al 1890 quando esso ritornò nelle mani dei legittimi eredi di Pietro. Dopo anni di calma tuttavia, nel 1970, un erede di Galvano prese dimora a Rivalta. Questo fatto risvegliò il fantasma di Pietro, che, di ottima memoria e molto poco incline al perdono, si mise a perseguitare l’ignaro discendente del fratello fratricida rendendogli la vita impossibile. Anche semplici plebei furono coinvolti in simili accadimenti: nel corso del XVIII secolo il maggiordomo del castello uccise il cuoco reo di averne insidiato la moglie. Questi si tramutò in orrendo fantasma e si mise a terrorizzare i castellani a proprio piacimento. Ancora oggi esso si manifesta soprattutto nei pressi dell’antica cucina dando origine a inquietanti fenomeni . Negli anni 80 l’ormai rivoluzionario fantasma scelse di vessare una vittima d’eccezione nella reale persona di Margherita d’Inghilterra durante i suoi soggiorni a Rivalta.

Sulla Tavola

I principali prodotti della tradizione enogastronomica piacentina proposti dai ristoranti del borgo, tra i più rinomati del territorio.